Il Grand Tour in Sicilia

alla ricerca di un sapere autentico

La Sicilia è luogo di passaggio, isola in mezzo al mar Mediterraneo, terra d’incontro in cui molteplici culture hanno lasciato traccia del loro passaggio, contribuendo a sviluppare un territorio dal punto di vista antropico altamente complesso. La Sicilia è un ente, un intero mondo, un territorio dalle interminabili coste e da un entroterra ricco di fiumi e montagne, in cui fa vetta l’Etna e i suoi panorami purpurei. Nel suo territorio si possono trovare tutti i colori dell’arcobaleno e la molteplicità di fauna e flora. La Sicilia è tante realtà messe tutte insieme, un accumulo di natura e di modi e tempi dell’uomo, il quale ha diversificato il suo sguardo nel tempo dando vita a continui scontri. Ed è così che questo lembo di terra, pur essendo uno diventa molteplice, e si presenta nella sua inesauribile possibilità letteraria. Perché in esso si racchiude l’autenticità: i paesaggi siciliani, le sue storie, i modi e le forme implicite nelle manifestazioni folkloristiche del suo popolo, racchiudono, come uno scrigno pronto ad aprirsi al visitatore curioso, l’autenticità dell’atto storico; quella consapevolezza del qui ed ora che fa diventare la letteratura vera.

Jean Houel, Fonte Aretusa, Siracusa, 1776.

Come è vero che qui l’osservatore diventa partecipe, ed allarga il suo sguardo tra i ruderi di un classico che sembra non essere mai tramontato, mischiandosi tra la gente di un popolo che ha conosciuto varie dominazioni ma non si è mai sottomesso. Questo è forse il sentimento che ha reso indispensabile una continua revisione della Sicilia, il ritorno all’incipit, ad una terra dove grandi cosmologie hanno reso così complesso il mondo occidentale.
Perché la Sicilia è innanzitutto una idea, parte integrante dell’immaginario collettivo occidentale, e non solo; ciò non va dimenticato, essa è il luogo degli dei falsi e bugiardi, del cristianesimo, del rabbinismo, dell’islamismo, ma anche del del mito, dell’epica, della tragedia, della poesia e del romanzo, in epoca classica così come in quella moderna, qui sono nate menti in grado di influenzare un tempo, lasciando a riverbero una testimonianza di civiltà e di cultura. Soprattutto nella realtà di oggi, in cui il mondo della comunicazione è dominato dai non-luoghi digitali, e la velocità delle notizie non lasciano il tempo della riflessione, risulta oltremodo necessario tornare a riflettere sulla realtà dei luoghi fisici, allo stesso modo di come è stato fatto in epoche passate.
Perché la realtà per essere raccontata si deve vivere in prima persona, non ci si può accontentare solo di un simulacro, questo mondo ha la necessità continua di essere riconfigurato, scegliendo di toccare con mano, sentendo con i propri sensi, in una prospettiva di autenticità del sapere. La stessa che si riscontra indiscutibilmente nei viaggiatori del Grand Tour.
Sto parlando del percorso-studio che facevano gli artisti e i rampolli di buona famiglia di tutta Europa, a partire dalla metà del ‘600, in Italia, al fine di completare il percorso di studi. In esso una tappa indispensabile era per l’appunto la Sicilia, in cui si offriva la possibilità di visitare siti archeologici e fenomeni vulcanici. Sia pur nella dimensione di un turismo colto, degli stranieri eruditi e anche un po’ saccenti che ancora oggi è facile incontrare tra i siti archeologici dell’Isola, il Grand Tour è stato in grado di riqualificare culturalmente la Sicilia, dando vita ad una produzione letteraria e grafica di indiscutibile valore. Jean Pierre Houël, Johann Wolfgang von Goethe, Karl Friedrich Schinkel, Guy de Maupassant, sono alcuni dei nomi altisonanti dell’arte e della letteratura europea moderna, i quali sulla scorta del Grand Tour, attratti vorticosamente nell’ombellico del Mediterraneo, hanno lasciato traccia del loro sguardo, contribuendo a rivitalizzare l’immaginario della Sicilia nel Mondo. Testimonianze vivide, che hanno il sapore dell’interazione, di uno scambio culturale che diventa arricchimento. Sapere autentico, in un tempo quando la lettura non era solamente un libretto di istruzioni, ma serviva ad evocare, richiamare alla mente e predisporre l’animo, verso una prospettiva esperienziale.

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Stefano Puglisi
Docente universitario di Antropologia Culturale all'Accademia di Belle Arti Statale di Catania , filosofo e fondatore del movimento Il Terzo Millennio. Si è occupato in particolar modo dell'emergenze storico-artistiche del territorio dell'Italia meridionale e porta avanti una proficua attività per l'analisi dei modelli di vita elaborati dall'uomo nel corso dei secoli, dei sistemi culturali, sociali e religiosi creati per sviluppare una realtà sostenibile. Cultore di Storia Patria, è componente del comitato scientifico della rivista nazionale sui Beni Culturali "Quaderni del Mediterraneo".

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