Per far luce sui fatti salienti dell’operato di Tiziano metteremo da parte le varie ipotetiche storie sull’artista scritte dopo la sua morte, per attenerci esclusivamente a quelle fonti primarie che hanno fatto cronaca del maestro ancora in vita, quali Giorgio Vasari e Ludovico Dolce.
Nel Dialogo della pittura del 1577


(1), Dolce ci racconta che Tiziano Vecellio, nato a Pieve di Cadore in una famiglia benestante, viene mandato dal padre, tramite uno zio, a Venezia all’età di nove anni, per entrare nella bottega di SebastianoZuccati (2). mosaicista insieme ai figli Francesco e Valerio.

Ma questi vedendo che il ragazzo dimostra una particolare attitudine per la pittura viene raccomandato per la bottega da Gentile e Giovanni Bellini.
Quando scrive il Dolce i fratelli Bellini sono già morti da un pezzo e la pittura a Venezia ha visto prodigiosi cambiamenti, ed egli si permette di dare giudizi negativi sulla loro arte ritenendola superata.

Giudizi che vogliono sottolineare la compiutezza formale di Tiziano messa a punto seguendo Giorgio di Castelfranco con il quale il cadorino ottiene il suo primo incarico pubblico.

Tiziano Vecellio, Giustizia, 1508.

Si tratta della facciata del Fondaco dei Tedeschi, cioè il punto di approdo dei commerci della Repubblica di Venezia con i mercanti tedeschi di Norimberga, Judenburg e Augusta. Giorgione dipinge la facciata dalla parte del Canal Grande e Tiziano la parte antistante. Il dolce ci dà notizia che l’artista “non avendo egli alora venti anni”. Stando alla testimonianza dello scrittore e prendendola alla lettera, cioè pensando che Tiziano avesse diciannove anni; facendo riferimento alla data del pagamento per le pitture del Fondaco a Giorgione del novembre 1508, e immaginando che comunque Tiziano non abbia potuto dipingere il Fondaco in pieno inverno, e quindi anch’egli conclude il lavoro lo stesso anno, possiamo ipotizzare che Tiziano sia nato nel 1488.
Data che coincide, più o meno, con la testimonianza del Vasari ne Le vite (3), il quale afferma di essere stato a casa di Tiziano a Venezia nel 1566 ed elenca le opere che l’artista ha eseguito fino ai 76 anni. Queste due testimonianze hanno orientato la critica a far cadere la data di nascita di Tiziano tra il 1488-90, respingendo la tradizionale data di nascita del 1477 (4).

Sempre Vasari ci racconta come: «a principio dunque che cominciò a seguitare la maniera di Giorgione, non avendo più di diciotto anni, fece il ritratto di un gentiluomo da Ca’ Barbarigo amico suo che fu tenuto molto bello. […] Intanto avendo esso Giorgione condotta la facciata dinnanzi del Fondaco de’ Tedeschi, per mezzo del Barbarigo furono allogate a Tiziano alcune storie, che sono nella medesima sopra la merceria».
Stando a tale testimonianza il Fondaco sarebbe dunque il primo e importante lavoro pubblico di Tiziano che, per l’appunto ha dimostrato tramite il Ritratto Barbarigo di avere assimilato la maniera giorgionesca.
Difatti il Vasari scrive che dopo il Fondaco nel 1509 Tiziano dipinge una fuga in Egitto con figure al naturale per il palazzo di Andrea Vendramin. Tutto ci fa pensare ad una carriera iniziata, come di consueto per gli artisti del tempo, intorno ai vent’anni, dopo esser stato conosciuto attraverso l’opera del Fondaco.

Tale ragionamento si scontra con alcune sue opere datate dalla critica prima del 1508, come nel caso della Paletta di Anversa, pur mantenendo la data di nascita dell’artista al 1488-90, viene attribuita ad uno giovane e sconosciuto Tiziano che la realizza tra il il 1503 e il 1506. Sembra comunque improbabile che una commissione di tale prestigio li sia stata affidata prima della dimostrazione pubblica al Fondaco.
Ma sulla giovinezza artistica di Tiziano si è sempre molto discusso, le testimonianze che i vari scrittori hanno dato nel tempo, anche dopo la morte dell’artista, sviluppando una zavorra bibliografica dalla quale, pur cercando di fare tabula rasa nel tentativo di vedere la sua opera senza filtri, lascia comunque le sue incrostazioni. Tiziano e uno di quegli artisti di cui si racconta la favoletta da cinquecento anni, ed è inevitabile che la sua figura si sia mitizzata, prosaicizzandosi in tutta una serie di stereotipi. Si potrebbe far finta di niente e guardare solamente i quadri, la pittura del maestro, le sue evoluzioni, ma mancherebbe quella stratificazione di memorie che è un quadro dipinto, un’opera d’arte, e quello che significa per l’essere umano.

Tiziano Vecellio, Paletta di Anversa, 1508-12.

Ed questo continuo tentativo di riordinare, comparare, di creare un corpus organico che ha fatto giocare molti critici sulle presunte diversità stilistiche tra i vari personaggi rappresentati nella Paletta: individuando la maniera di Gentile Bellini nel papa Alessandro VI, di Giovanni per San Pietro, e dell’arte tedesca per il volto del Pesaro. Una sorta di maniera di Tiziano pre-giorgionesca che però deve fare i conti con una più ampia gamma di influenze qui descritte, come il sottaciuto e talvolta equivocato debito che Tiziano ha con Sebastiano del Piombo, di cinque anni più grande di lui, il quale inizia a farsi conoscere intorno al 1508, per poi trasferirsi a Roma nel 1511. Un forte ascendente dovette avere anche la presenza di Albrecht Dürer a Venezia nel 1506, e il passaggio di Leonardo da Vinci nel 1500, il quale seppur giunto nella Serenissima per attività di ingegneria, ha sicuramente influenzato la realtà artistica locale promuovendo una pittura sfumata dalle forti connotazioni psicologiche.

Albrecht Dürer, Cristo dodicenne tra i dottori, 1506.

La stessa che Dürer utilizza per il Cristo dodicenne tra i dottori (5) del 1506, fatto a Venezia, o che si ritrova nei ritratti giorgioneschi, come nel ritratto femminile detto la Vecchia del 1506, opera da mettere in relazione con La vecchia con i denari di Dürer e con gli effetti di luce dei ritratti di Leonardo.
Insomma nel periodo di formazione di Tiziano la pittura veneziana è già cambiata, ed egli arriva alla soglia dei vent’anni che ha assimilato le novità pittoriche che girano in città.
Per tornare alla Paletta di Anversa, questa sembrerebbe avere più di qualcosa in comune con la produzione del maestro a partire dal 1510. La stessa intensità di chiaroscuro la ritroviamo in Tobiolo e l’angelo databile al 1513, con il panneggio dell’angelo che ricorda nella costruzione quello di San Pietro della Paletta. L’apostolo sembra mutuato dal Salomone in trono del Giudizio (1505-10) di Sebastiano del Piombo, come anche gli altri due personaggi, congelati l’istante prima dell’azione decisiva, seguono un movimento compositivo tipico della prima produzione del Luciani.
La testimonianza di Vasari ci dice che proprio nel 1510, bruciando le tappe, Tiziano ha l’incarico di affrescare La scuola del Santo a Padova, lo stesso anno che Giorgione muore di peste (ottobre 1510).

Tiziano Vecellio, Miracolo del neonato, affreschi di Padova, 1511

I tre affreschi di Padova, giocati attraverso un sapiente uso del del bianco e nero, evidenziano un’intensità ritrattistica che diventa sin da subito tratto fondamentale della pittura di Tiziano, artista dalla maniera moderna che ha saputo cogliere le novità giorgionesche.
Si veda in tal senso come il paesaggio degli Affreschi non è semplicemente decorativo ma concorre a rafforzare il pathos della scena. I paesaggi di Tiziano non sono finestre in un altrove, sono pozzi di luce che influenzano cromaticamente tutta la scena.
Egli è in grado di assimilare varie influenze senza perdere la propria strada, come nel caso del telero della Battaglia (6), nella sala di Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, del 1513 i quali ascendenti sono tutt’altro che giorgioneschi e vanno ricercati nelle celebri pitture di Palazzo Vecchio a Firenze (7).

 

 

(1) Lodovico Dolce, Dialogo della pittura. Venezia, 1577.

(2) Francesco e Valerio Zuccati (o Zuccato), figli di Sebastiano Francesco e Valerio condussero insieme, verso la metà del ‘500, i musaici del cosiddetto pozzo nel vestibolo della basilica di S. Marco, probabilmente su cartoni di Giuseppe Porta detto Salviati, e altresì la figura di S. Marco (1545), su cartone di Tiziano, sulla porta centrale della stessa chiesa. Enciclopedia Italiana Treccani: (http://www.treccani.it/enciclopedia/zuccato_(Enciclopedia-Italiana)/

(3) Giorgio Vasari, Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, seconda edizione, Firenze 1568. A sostegno di tale tesi molti critici ritengono che la data di nascita di Tiziano, espressa dal Vasari già nell’edizione precedente, è da ritenersi un banale errore di stampa.

(4) Data ritenuta sicura dall’anonimo Tizianello e confermata da Ridolfi: Tizianello, Breve compendio della vita del famoso Tiziano Vecellio di Cadore, Venezia 1622; Carlo Ridolfi, Le meraviglie dell’arte. Venezia, 1648.

(5) Olio su tavola di pioppo 65×80 cm, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid.

(6) Distrutta in un incendio del 1557 ne rimane in una incisione del Fontana del 1569, avrebbe rappresentato la Battaglia di Cadore, tema fortemente voluto dal doge Andrea Gritti.

(7) Mi riferisco alla Battaglia di Cascina di Michelangelo Buonarroti e a quella di Anghiari del 1503 di Leonardo da Vinci, andate perdute e mai finite, ma delle quali memoria si conserva viva attraverso varie incisioni. A livello compositivo il lavoro di Leonardo sembra avvicinarsi maggiormente alla Battaglia di Cadore di Tiziano. Del disegno, oggi andato perduto, se ne conserva una copia nella fototeca Federico Zeri, come anonimo del XVI secolo, numero di inventario generale 96879.

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Stefano Puglisi
Docente universitario di Antropologia Culturale all'Accademia di Belle Arti Statale di Catania , filosofo e fondatore del movimento Il Terzo Millennio. Si è occupato in particolar modo dell'emergenze storico-artistiche del territorio dell'Italia meridionale e porta avanti una proficua attività per l'analisi dei modelli di vita elaborati dall'uomo nel corso dei secoli, dei sistemi culturali, sociali e religiosi creati per sviluppare una realtà sostenibile. Cultore di Storia Patria, è componente del comitato scientifico della rivista nazionale sui Beni Culturali "Quaderni del Mediterraneo".

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