Gli studi delle reti sociali

Tempi moderni, Charlie Chaplin, 1936.

Dal nostro punto di vista, la città è qualcosa di più di una congerie di singoli uomini
e di servizi sociali, come strade, edifici, lampioni, linee tranviarie e via dicendo;
essa è anche qualcosa di più di una semplice costellazione di istituzioni e di strumenti amministrativi,
come tribunali, ospedali, scuole, polizia e funzionari di vario tipo.
La città è piuttosto uno stato d’animo, un corpo di costumi e di tradizioni,
di atteggiamenti e di sentimenti organizzati entro questi costumi
e trasmessi mediante questa tradizione.
(La città, Robert Park)

Tratto distinto della città è di essere artificio dell’uomo, la sua configurazione antropica è la conseguenza dello scontro tra l’ordine, la divisione, in favore di una cooperazione voluta dal potere dominante, e le forze migratorie, le quali indubbiamente rivestono un ruolo fondamentale nella promozione di nuove realtà sociali che aspirano ai concetti di uguaglianza e libertà . Per tali ragioni la città moderna è prima di tutto una civitas, in cui tutti possono diventare cittadini, senza discriminazioni di lignaggio, religione o etnia. O perlomeno così dovrebbe essere, ciò che infatti risulta chiaro, anche nei casi più felici, è il fatto che la città è senza dubbio il terreno di incontro-scontro della civilizzazione umana.

Soprattutto attraverso le rivoluzioni industriali, la cultura capilista e la diffusione di nuovi modelli di vita, in stretto rapporto con l’ambiente cittadino, si è sviluppato un vero e proprio rivolgimento nel quale le nostre città sono state complici e protagoniste diventando vere fucine del “progresso”.
Nell’organizzazione della società industriale il lavoro diventa un fattore centrale, i concetti di razionalità ed efficienza si sviluppano in un modello incline alla separazione.

Alloggi, uffici, negozi, imprese, officine, tempo libero, sono alcuni temi di una divisione dei luoghi e dei tempi sociali la quale non ha più nulla a che vedere con il modello preindustriale, dove contadini ed artigiani convivono in un’area comune, intrecciando lavoro e vita.
Questa nuova sfida ha visto riversarsi dalla campagna alla città, a partire dall’Inghilterra, flussi migratori in cerca di occupazione.

L’uomo è passato da un sistema di rapporti individuali ad uno impersonale, in cui la produzione prevede una rigida suddivisione dei lavori a catena di montaggio. L’individuo viene risucchiato dall’economia, da un’attività organizzativa che richiede il massimo con il minimo di spesa.
In questa nuova realtà in cui differenti posizioni sociali si trovano a convivere, avviene la rottura con le proprie tradizioni, in favore di una mobilità di relazioni.

A partire da Chicago, la quale raddoppia la sua popolazione tra il 1898 e il 1930, alla ricerca di una lettura dei cambiamenti in atto, si sviluppa la sociologia urbana.

Dal 1914 al 1936 quando Robert Park si insedia nel dipartimento di sociologia dell’Università di Chicago, seguito da un folto numero di studiosi, la sociologia inizia ad utilizzare il metodo etnografico, basato su materiale raccolto sul campo, applicandolo allo studio dell’ambiente e dei comportamenti che si sviluppano nella realtà di città complesse.

Chicago,Traffic on Dearborn and Randolph, 1909.

Le premesse della scuola di Chicago sono influenzate dalla sociologia di Georg Simmel, per il quale gli eventi storici e sociali sono costruiti dall’interazione tra individui in relazione con il loro ambiente.
La metropoli è per Simmel un’infinita rete di causalità, un’insieme di forme relazionali, nella reciprocità tra individui e le diverse forme che essa può assumere in differenti tempi e contesti.
Anche Park come Simmel si dà il compito di indagare le forme della società moderna, contro quell’ottimismo ingenuo positivista sullo sviluppo delle società moderna. La città moderna è sottoposta a continue differenziazioni e integrazioni, il suo principio è il mutamento.

Utilizzando il metodo dell’osservazione partecipe la scuola di Chicago si dà il compito di indagare le nuove traiettorie dell’esperienza moderna come forma in continua trasformazione.
Robert Park, sulla scorta delle teorie interazioniste di Charles Horton Cooley, ma anche attraverso le suggestioni della sociologia di Dukheim, predilige quindi un approccio empirico basato sull’osservazione, e lavora sullo studio di singoli casi. Prendendo spunto da Cooley, si pone importanza all’ambiente come perno dello stimolo sociale, che diventa determinante per la costituzione del progetto di una ecologia umana.

Si può affermare che la scuola di Chicago è il tentativo di far diventare la sociologia una scienza naturale. Ed è vero che negli ambienti urbani dei primi del Novecento si sono sviluppate precise domande sociali, in relazione ai cambiamenti degli ambienti fisici della città e della campagna.
Parte da tale assioma, da questo punto in poi qualunque approccio sociologico non può quindi fare a meno di confrontarsi con il ruolo assunto dai fattori geografico-spaziali.
La struttura urbana complessiva è dunque il risultato della competizione tra individui e gruppi per accaparrarsi le risorse vitali.

I processi sociali sono paragonati da Park ad alcune leggi della botanica. La vita della grande città è infatti immaginata nei suoi scritti come se fosse un processo di simbiosi. Dalla biologia deriva anche il concetto di aree naturali, in cui il comportamento sociale assume certe regolarità delimitate da interessi sociali spontanei: per Park i processi urbani si svolgono in due livelli, uno psico-geografico, come risposa alla mera lotta alla sopravvivenza, l’altro invece è più propriamente culturale, morale. In quest’ultimo intervengono fattori come i costumi, il sistema amministrativo e politico.

Nell’opera La città (1915), Robert Park, Ernest Burgees, Roderick Mckenzie, elaborano un modello di studio della città in aree concentriche: il quartiere centrale per gli affari, una zona abitativa che in molte realtà coincide con il centro storico, ad alta mobilità e a basso reddito, le abitazioni plurifamiliari per i lavoratori, la zona unifamiliare di lusso, l’area periferica.
Il problema della disorganizzazione sociale e della devianza viene individuato nelle zone in cui le dinamiche sono più intense e si produce la lotta per lo spazio. Nei luoghi della città dove i giornali sembrano non arrivare e vengono a mancare le istituzioni e le basi culturali. Li si produce la delinquenza come sintomo di una disorganizzazione. Per Park i luoghi dove si concentrano le immigrazioni sono gli stessi in cui si costituiscono delle aree naturali, caso emblematico i quartieri etnici.

“Metropolitan Rings” model of urban expansion “Chicago School of Sociology”, from “The City”, 1915, by Robert Park, Ernest Burgess

A tale proposito il testo di Nels Anderson e Robert Park The Hobo (1923), rappresenta in pieno la tendenza del gruppo di Chicago di occuparsi delle “malattie” che la società moderna ha concorso a produrre, volgendo l’attenzione verso i più deboli. Hobo è il lavoratore in posizione provvisoria, senza fissa dimora, sempre pronto a cogliere una nuova opportunità. Egli vive nelle zone ad alta mobilità e non ha il tempo di intrecciare rapporti sociali, se non quelli funzionali alla sopravvivenza. Come per il lavoratore migrante e il vagabondo, l’hobo è una delle figure sociali ai margini messe in luce da Anderson e Park, le quali, pur nella loro condizione di irripetibilità, evidenziano dei fenomeni comuni in tutta la cultura americana.

Anche nell’opera Il ghetto (1927) di Louis Wirth, predomina l’interesse per le subculture etniche, con una particolare attenzione verso le zone emarginate della società. Il ghetto ebraico è studiato all’interno di un sistema di esclusione socio-raziale, dove già si ravvisano i motivi di persecuzione e del genocidio nazista. Altri, seguendo il filone di studi aperto da Park, come il criminologo americano Edwin Sutherland, Professore associato all’Università di Chicago dal 1930 al 1935, studia l’ambiente cittadino per comprenderne le devianze ed elabora una teoria sul comportamento criminale, partendo dal presupposto che questo viene appreso in un determinato ambiente sociale.

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