Salvator Rosa: artista di dimensioni europee.

Sono queste le ispirazioni espressive che attirano, in un eterno dialogo tra artista e artista, nel suo passaggio a Roma, una figura emblematica come quella di Salvator Rosa (Napoli 1615 – Roma 1673). Un artista intellettuale, come Poussin e Borromini, il quale traduce in pittura la sua innata vocazione filosofica. Se è vero che i grandi contano un grande esordio, Salvator Rosa non fa eccezione. Basta osservare il suo celebre primo autoritratto (1641), e già si coglie la novità nella grande figura in stile eroico, stagliata sotto un cielo turbolento.
É lui che si presenta sotto le sembianze di un filosofo, il quale regge sulla mano destra un effige in cui leggiamo: Avt tace/ avt loquere meliora / silentio (o taci, o dì cose migliori del silenzio).
La frase di genere emblematico, denuncia inequivocabilmente la volontà dell’artista di voler idealizzare l’immagine in senso allegorico. Ma chi è d’avanguardia non sempre trova facilmente commissioni pubbliche, ed è così che il Rosa inizia una produzione di genere dipingendo paesaggi e battaglie, in cui riversa i sentimenti del suo animo pre-romantico.
Rosa fa parte della prima generazione di artisti che è cosciente di una dimensione Europea, in cui l’Italia svolge un ruolo educativo fondamentale. Allo stesso modo di come Piet Paul Rubens partito da Anversa, attracca a Mantova per poi sostare nei maggiori centri artistici della penisola, anche Rosa e protagonista e fautore di questo viaggio di studi che diventerà il famoso Grand Tour.
Dopo i primi anni napoletani il Rosa si trasferisce a Roma, dove diventa amico del cardinale Chigi, accomunati dalla loro passione per la scienza. Qui ottiene la simpatia di una schiera di mecenati che fanno parte di quell’aristocrazia illuminata, in opposizione all’establishment. Quindi alla volta di Firenze, dove è ospite di Giovan Carlo de’Medici, con cui condivide la passione per il teatro fondando l’accademia dei Percossi.
Ritornato a Roma intorno al 1650, rifiuta l’invito della regina di Svezia e del re di Francia, e decide di rimanere libero da dipendenze cortigiane. Inizia a dedicarsi a tempo pieno alla produzione e alla vendita di battaglie e paesaggi, genere ritenuto minore dagli artisti del tempo.
La paesaggistica di Rosa parte dal genere eroico dei Carracci, si alimenta delle passioni di Claude Lorraine e Nicolas Poussin, e sviluppa una estetica con logiche espressive, in cui il paesaggio diventa pura idealizzazione, motivo evocativo, rappresentazione dei tumulti dell’animo.

Un nuovo modo di vendere la propria arte.

Salvator Rosa diventa l’antesignano di un nuovo modo di vendere la propria arte, non accetta commissioni e si sottrae a qualsiasi vincolo che possa condizionare il suo operato. Allo scopo di promuovere la sua pittura e procacciare nuovi clienti, a partire dal 1651 inizia a produrre incisioni all’acqua forte e a punta secca dei propri quadri. Nella raccolta Varie et concinna delineamenti, si può notare come il Rosa ha sviluppato un vero e proprio catalogo di modelli, i quali dovevano servire ai clienti, molti di passaggio per visitare la città capitolina, per scegliere la composizione pittorica,.
Nei suoi disegni e nelle acqueforti in particolare emerge una realtà idealizzata, dalle connotazioni romantiche, la quale sarà elemento caratterizzante della paesaggistica barocca più matura.
Il suo segno grafico continua a fare scuola nel Settecento, in cui ne ritroviamo un’interpretazione quasi scrupolosa nelle incisioni di Piranesi e in quelle di Giambattista Tiepolo.
Le incisioni del Rosa sono mirate a illustrare i temi essenziali per lui in pittura, lasciando ad altri fronzoli e svolazzamenti. L’artista si concentra sull’armonia del paesaggio, su quell’aspetto monumentale e romantico che ancora i ruderi nelle campagne italiane sono in grado di suggerire; indaga nella semplicità di volti e gesti del popolo, i quali interpretati in chiave simbolica collegano l’uomo del suo tempo al mistero del mito e alla idealizzazione della classicità.
Nello sviluppo della pittura del suo tempo Salvator Rosa, paragonabile per autonomia e inventiva solo a pittore come Pietro Testa e Giuseppe Castiglione, si oppone al barocco “decorativo” e fastoso di Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona, allo steso modo si oppone al classicismo dei Carracci e al realismo dei Bamboccianti del maestro Pieter Van Laer, dando vita alla faccia romantica del periodo barocco.

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Stefano Puglisi
Docente universitario di Antropologia Culturale all'Accademia di Belle Arti Statale di Catania , filosofo e fondatore del movimento Il Terzo Millennio. Si è occupato in particolar modo dell'emergenze storico-artistiche del territorio dell'Italia meridionale e porta avanti una proficua attività per l'analisi dei modelli di vita elaborati dall'uomo nel corso dei secoli, dei sistemi culturali, sociali e religiosi creati per sviluppare una realtà sostenibile. Cultore di Storia Patria, è componente del comitato scientifico della rivista nazionale sui Beni Culturali "Quaderni del Mediterraneo".

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